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  • 24 Marzo 2025
  • Nazionale
Roma, 18 marzo 2025 - Il Governo ha varato il Decreto-Legge n. 25 del 14 marzo 2025 sulle assunzioni nella Pubblica Amministrazione, introducendo importanti novità per il reclutamento e la stabilizzazione del personale negli enti locali. Il provvedimento accoglie diverse richieste dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), ma secondo il Vicepresidente nazionale, Massimo Cavazzana, servono ancora interventi per rendere più attrattiva la carriera nei Comuni.
 
“Questo decreto rappresenta un passo avanti – commenta Cavazzana – perché introduce strumenti che agevolano l’ingresso dei giovani nella PA e danno stabilità ai lavoratori precari. Tuttavia, resta aperto il tema della valorizzazione economica del personale comunale, che continua a essere il meno pagato nel comparto pubblico, nonostante il crescente carico di responsabilità.”
 
Più opportunità per i giovani, ma ancora ostacoli
Tra le misure accolte con favore da ANCI c’è l’ampliamento della quota assunzionale destinata ai giovani diplomati ITS, che potranno coprire fino al 10% delle nuove assunzioni nei Comuni e nelle Città metropolitane. Per favorire la loro formazione continua, il decreto prevede l’accesso al programma universitario "PA 110 e lode".
 
“Attrarre giovani nella Pubblica Amministrazione è fondamentale – sottolinea Cavazzana – ma senza una vera riforma delle retribuzioni e della progressione di carriera, rischiamo di non essere competitivi rispetto al settore privato. Servono incentivi reali per rendere il lavoro negli enti locali più appetibile.”
 
Precariato: proroga per le stabilizzazioni
Un altro punto chiave del decreto è la proroga fino al 2025 della stabilizzazione degli assistenti sociali assunti con contratti a termine e finanziati con risorse della Legge di Bilancio 2018. La norma, richiesta da ANCI, garantirà continuità nei servizi di welfare comunale.
                                                                                    
 
Concorsi e mobilità: più flessibilità, ma con alcune criticità
Il decreto introduce una nuova disciplina sulla mobilità interna per le amministrazioni pubbliche, che diventerà obbligatoria solo dal 2026. In particolare, il 15% delle nuove assunzioni dovrà essere riservato ai dipendenti già in servizio in altre amministrazioni prima di bandire nuovi concorsi.
 
“Il principio è condivisibile, ma applicarlo senza distinzione tra Comuni grandi e piccoli rischia di creare difficoltà ai centri minori, dove le assunzioni sono limitate a poche unità”, avverte Cavazzana.
 
Per quanto riguarda i concorsi pubblici, il decreto ristabilisce la durata triennale delle graduatorie negli enti locali e semplifica lo scorrimento degli idonei, eliminando vincoli che in passato ne avevano rallentato l’utilizzo.
 
Misure per gli enti locali e le aree colpite da calamità
ANCI accoglie positivamente la possibilità di estendere la flessibilità nelle assunzioni per i Comuni situati nei crateri sismici del 2009 e 2016, così come la proroga della sospensione dell’iscrizione al Fondo Anticipazione di Liquidità (FAL) per gli enti in dissesto.
 
Tuttavia, restano nodi irrisolti. “Il meccanismo per il finanziamento ai piccoli Comuni e ai segretari comunali va rivisto, perché così com’è rischia di non essere attuabile”, evidenzia Cavazzana.
 
Trattamenti economici: ancora nessuna risposta per i Comuni
Uno dei punti più controversi riguarda lo sblocco del limite al trattamento economico accessorio per il personale statale, lasciando però fuori il comparto delle funzioni locali.
 
“Ancora una volta si interviene per migliorare le condizioni economiche del personale statale, ma si dimenticano i dipendenti comunali – conclude Cavazzana –. Non possiamo più accettare questa disparità: i Comuni gestiscono sempre più funzioni e responsabilità, ma senza un’adeguata valorizzazione del personale. Chiediamo al Governo di correggere questa ingiustizia in sede di conversione del decreto.”
 

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